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L’angolo diritto

gio, mag 29, 2008

Generale

O REPUBBLICA CORROTTA DALLE TROPPE LEGGI!

21.691. Diconsi ventunmilaseicentonovantuno. A tanto ammonterebbe il numero delle leggi vigenti nel nostro Paese, secondo un censimento condotto da un pool di esperti, i cui risultati sono stati consegnati al precedente governo il 14 dicembre dell’anno scorso.
L’indagine rientra nelle previsioni di un piano di sfoltimento e razionalizzazione del nostro sistema giuridico, sulla base di quanto disposto dal decreto legge n. 4/2006 (convertito in legge 80/2006).
Per procedere alla semplificazione del quadro normativo il decreto legge ha istituito un comitato interministeriale, che ha delegato il Ministro della Funzione Pubblica, che ha incaricato il sottosegretario all’Interno, che ha consultato il Dipartimento degli affari giuridici della Presidenza del Consiglio, che ha interpellato il Dipartimento per le Riforme istituzionali, che ha informato il responsabile dell’Ufficio legislativo della Funzione Pubblica, che ha relazionato al Presidente del Consiglio dei Ministri che, di concerto con i ministri della Giustizia, degli Affari Regionali, delle Politiche europee, dell’Attuazione del Programma del governo, dell’Interno, dell’Economia e dello Sviluppo economico, ha nominato l’Unità per la Semplificazione composta dai capi degli uffici legislativi dei ministeri e da 19 esperti del settore. Semplice, no?
Comunque, ad ulteriore semplificazione del procedimento di semplificazione, il Comitato interministeriale, accanto all’Unità per la Semplificazione, ha istituito un comitato tecnico, che si è avvalso degli uffici dell’Avvocatura dello Stato, dei consiglieri giuridici del sottosegretario del Presidente del Consiglio e dell’apporto informatico del CNIPA (Comitato Nazionale per l’Informatizzazione della Pubblica Amministrazione).
Inoltre, per coordinare la semplificazione del procedimento di semplificazione, è stato creato presso la Conferenza Stato-Regioni un tavolo permanente per la semplificazione, composto dalle categorie produttive, le associazioni dei consumatori, i rappresentanti dei ministeri e i delegati della Conferenza dei Presidenti di Regione, dell’ANCI (Associazione dei Comuni Italiani), dell’UPI (Unione delle Province) e dell’UNCEM (Unione dei Comuni, Comunità ed Enti Montani), con l’obiettivo ineludibile di favorire il raccordo tra centro e periferia.
Questi facili e lineari passaggi costituiscono la parte iniziale del piano di semplificazione normativa, varato con il decreto legge n. 4 del 2006, che dovrà condurre entro il 16 dicembre 2009 all’emanazione di una serie di altri decreti legge, attraverso i quali verrà stabilito quali leggi anteriori al 1970 dovranno essere conservate e quali e quante dovranno invece essere tagliate.
Il traguardo finale, coerentemente con gli strumenti usati, è una pubblica amministrazione più snella ed una maggiore certezza e conoscibilità del dato normativo.
Le premesse e le promesse sono degne allora di quella che finora rimane, in maniera incontrastata, la più grande sistemazione delle fonti del diritto conosciuta dalla storia mondiale, ossia il Corpus Iuris Civilis dell’Imperatore Giustiniano, “che delle leggi tolse il troppo e il vano”, come ci ha ricordato il Sommo Poeta.
Certamente, il nostro sofistico legislatore, ponendosi la scadenza del 16 dicembre 2009, sembra effettivamente essersi ispirato a questo illustre precedente, anche se, a dire il vero, l’Imperatore bizantino, nell’accingersi all’immane opera, è stato molto meno bizantino dei suoi emuli posteri.
Il 15 dicembre 530, molto banalmente, con la costituzione imperiale “Deo auctore” Giustiniano nomina Triboniano a capo di una commissione di giuristi ed indica i criteri di massima cui i compilatori dovevano attenersi.
Così, dopo soli tre anni, il 16 dicembre 533 con la costituzione “Tanta” l’Imperatore pubblica il Digesto, la parte più ponderosa dell’opera, e ne dispone l’entrata in vigore per il successivo 30 dicembre.
Questa è senz’altro la parte del Corpus Iuris più notevole per noi, perché si proponeva di rimediare a degli inconvenienti molto simili a quelli che affliggono il nostro attuale ordinamento giuridico.
Il Digesto, infatti, consiste in un’antologia ragionata di frammenti di scritti di giuristi antichi, per lo più appartenuti al cosiddetto periodo classico del diritto romano, l’età della Repubblica; scritti che si trovavano dispersi in una pluralità di fonti, del tutto scoordinate e spesso in contraddizione tra di loro.
L’opera è consistita quindi nel dare sistematicità e coerenza interna ai contenuti, con l’intento, riaffermato costantemente dall’Imperatore, di perseguire la certezza del diritto e la celerità dei processi.
La relativa brevità del tempo impiegato per redigere il Digesto, nonostante l’enorme mole di lavoro, ha indotto gli studiosi ad interrogarsi sul metodo seguito dai compilatori per portare a compimento il loro incarico.
L’enigma, però, è tuttora avvolto nel mistero e le ipotesi che sono state avanzate per spiegare la rapidità della compilazione sembrano utilizzabili soltanto come sparsi suggerimenti, più che come validi criteri-guida applicabili al presente, cosicché, rebus sic stantibus, dovrà continuare a far fede il piano di semplificazione predisposto dal governo.
Vi è da sperare, solo, che gli organi destinati a dare attuazione al programma di semplificazione normativa abbiano ben presente l’urgenza del loro compito e non ignorino il saggio monito riportato negli Annali di Tacito: “Corruptissima Repubblica multae leges”: massimamente corrotta è la Repubblica che ha molte leggi.

Luigi Sclebin

2 Commenti per questo articolo

  1. john - commento N.1 :

    Ogni commento è superfluo!
    john

  2. zorro - commento N.2 :

    Grande Gigi!!
    Sindaco subito… ;-)

    Zorro

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