Primo maggio, festa dei lavoratori.
Come sia possibile sopportare la vera e profonda noia di non fare con scrupolo tutto ciò che si fa, foss’anche battere un chiodo, è difficile spiegarlo.
(A. Ronchey)
Il peggio mestiere è quello di non averne alcuno.
(C. Cantù)
Soprattutto niente zelo.
(Talleyrand)
È impossibile godere appieno dell’ozio se non si ha un sacco di lavoro da fare.
(J. K. Jerome)
Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi.
(J. Conrad)
C’è la diffusa tendenza da parte delle imprese, a considerarti un beneficato, per la sola ragione che pagano il tuo lavoro.
(E. Biagi)
Se gli uomini hanno la capacità di inventare nuove macchine che tolgono lavoro ad altri uomini, hanno anche la capacità di rimetterli al lavoro.
(J.F. Kennedy)
Influire è meglio che fare.
(L. Iannuzzi)
Non c’è vera ricchezza all’infuori dell’umano lavoro.
(P.B. Shelley)
Per fare le cose occorre tutto il tempo che occorre.
(A. Moro)
L’uomo è come una bestia, che vorrebbe far niente.
(C. Pavese, Lavorare stanca)
L’uomo sano e saggio non si allontana mai dalla ragione e non si concede nessuno svago se non quello del proprio lavoro.
(H. James, La lezione dei maestri)
Anche in questa epoca nostra in cui la sofferenza delle masse è formidabile e i problemi sociali sono straordinariamente complicati, può esserci una gioia di vivere, sol che noi vogliamo vedere in ogni problema che il nostro tempo ci pone un compito a noi affidato. Come può ogni singolo individuo venire a capo di questo campito? Ciò dipende dalla sua capacità personale e dalla sfera di azione a lui affidata. Ma chiunque di noi voglia comprendere, può raggiungere la più alta felicità che l’uomo possa conoscere: quella di lavorare per la felicità altrui.
(H. De Man, La gioia nel lavoro)
La società non si cura dell’individuo che nella misura in cui esso renda. I giovani lo sanno. La loro ansietà nel momento d’affrontare la vita sociale è simmetrica all’angoscia dei vecchi al momento in cui ne sono esclusi.
(S. de Beauvoir, La terza età )
V’è quasi sempre un’ambivalenza nel lavoro, che è al tempo stesso un asservimento, una fatica, ma anche una fonte d’interesse, un elemento di equilibrio, e un fattore di integrazione alla società . Quest’ambiguità si riflette nella pensione, che si può considerare come una specie di grande vacanza, o come una caduta tra gli scarti.
(S. de Beauvoir, La terza età )
Già esserci è l’ottanta per cento del lavoro.
(W. Allen)
Esiste poi il coraggio necessario per resistere alle difficoltà che ci logorano. Noi sappiamo che, qualsiasi mestiere facciamo, qualsiasi compito svolgiamo, ogni giorno incontreremo continuamente opposizioni, ostacoli da superare. E in certi casi le difficoltà sono così grandi da farti pensare che forse sia meglio lasciar perdere, ritirarsi. Ti assalgono allora un’immensa fatica e il senso dell’inutilità di ogni cosa. [...] Lo scoramento è una terribile tentazione.
(F. Alberoni)
Il lavoro e l’applicazione continui sono il cibo del mio spirito. Quando comincerò a cercare il riposo, allora smetterò di vivere.
(F. Petrarca)
L’accorciamento dell’orario di lavoro non ha creato nuovo lavoro ma solo straordinari.
(G. Alvi)
In ogni attività la passione toglie gran parte della difficoltà .
(Erasmo da Rotterdam, Per una libera educazione)
[Odio il lavoro] che mi realizza come un pugno nello stomaco.
(R. Jauffret, Giochi di spiaggia)
Il lavoro, il merito e l’esperienza devono essere sempre ricompensate.
(J.P. Raffarin)
Non dare mai a nessuno il 100% di te stesso.
(B. Dylan)
Non è dal lavoro che nasce la civiltà : essa nasce dal tempo libero e dal gioco.
(A. Koyré)
Chi è maestro nell’arte di vivere distingue poco fra il suo lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua religione. Con difficoltà sa cos’è cosa. Persegue semplicemente la sua visione dell’eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui pensa sempre di fare entrambe le cose insieme.
(pensiero zen)
La causa principale del progresso nelle capacità produttive del lavoro, nonché della maggior parte dell’arte, destrezza e intelligenza con cui il lavoro viene svolto e diretto, sembra sia stata la divisione del lavoro.
(A Smith)
Quando lavoriamo dobbiamo lavorare. Quando giochiamo dobbiamo giocare. Non serve a nulla cercare di mescolare le due cose. L’unico obiettivo deve essere quello di svolgere il lavoro e di essere pagati per averlo svolto. Quando il lavoro è finito, allora può venire il gioco, non prima.
(H. Ford)
La reale conquista della scienza e della tecnologia moderna consiste nel prendere delle persone normali, nell’istruirle a fondo in un settore limitato e quindi nel riuscire, grazie a un’adeguata organizzazione, a coordinare la loro competenza con quella di altre persone specializzate, ma egualmente normali. Ciò consente di fare a meno dei geni.
(J. K. Galbraith)
Il posto di lavoro ideale è definito come ambiente sicuro e salutare, nel quale le persone possono esprimere il loro potenziale attraverso un lavoro essenzialmente gratificante e per il quale vengono ricompensate in modo equo.
(C. Maslach, psicologa)









maggio 1st, 2007 at 03:37
il lavoro rende liberi?
a.r. admin
maggio 1st, 2007 at 10:01
Bè magari libero no… ma quando alla fine della giornata vedo che tutto quello che ho fatto è andato a buon fine e i risultati sono stati raggiunti, allora mi sento veramente soddisfatto.
maggio 1st, 2007 at 11:14
Io mercoledì scorso ho rassegnato le dimissioni dall’azienda dove lavoravo da più di tre anni… ora sono libero!!!
maggio 1st, 2007 at 15:25
io oggi lavoro……altro che festa….

concordo con maci cmq….c’e soddisfazione anche nel farlo con buon risultati