Il voto (o non voto)…che c’è stato. Rileggiamoci
lun, apr 10, 2006
Avete deciso?
Mi è piaciuto l’aforisma: “Chi non si occupa di politica, ha già preso quella decisione politica che voleva risparmiarsi: serve il partito al potere.”
Perchè ci sentiamo cosi distanti dalla politica? Perchè spesso siamo così disgustati quando sentiamo parlare gli “attivisti” della politica?
Eppure più ci si allontana dalla politica e più il “sistema” si incancrenisce.
C’è qualcuno che ne vuole parlare?






aprile 5th, 2006 at 08:55
La mia idea politica è:
“Ma mi.. par mi… Fé come che volé!”
aprile 5th, 2006 at 09:55
Purtroppo penso che i cittadini italiani non siano geneticamente dotati di senso civico. Quello che non dovrebbe far deturpare i monumenti, gettare le carte per terra, rovinare i giardini, appiccare incendi ai boschi, scaricare liquami nei fiumi, abbandonare i rifiuti in spiaggia, ecc. ecc. Quel senso civico che dovrebbe dare la consapevolezza di APPARTENERE ad un paese, di poter svolgere un ruolo per il suo buon andamento, di essere parte di un ingranaggio che funziona solo se anche tutte le altre parti sono in ordine. Il senso civico che determina i poteri che reggono una democrazia e le leggi che regolamentano la convivenza dei cittadini. Quel senso civico che i nostri politici per primi tradiscono facendo spesso i loro unici interessi. Da noi spesso c’è individualismo, c’è quel menefreghismo che ci fa pensare che la politica non ci riguarda. La politica ci riguarda eccome, la politica siamo NOI perchè solo noi possiamo davvero contestare o approvare le decisioni prese da chi ci rappresenta, manifestare il nostro dissenso e, con lo strumento delle elezioni, mandarli a casa. Mi piacerebbe che i giovani ci credessero e che davvero adoperassero questi strumenti perchè da loro dipende il futuro del nostro paese che, risorto dal fascismo, con il troppo benessere ha preso davvero una brutta piega…
aprile 5th, 2006 at 12:12
La mia, dedicata ai politici è:
“Ma mi…par mi…andee tutti a lavorar!”
aprile 5th, 2006 at 17:36
Cari Maci e Ostracized 78 ho letto alcuni vostri commenti in precedenza e allora posso pensare che siate entrambi dei ragazzi intelligenti e svegli. Molto probabilmente siete stati allevati bene. Molto probabilmente non avete mai avuto alcun problema economico e forse anche pochi problemi esistenziali. Molto probabilmente pensate che tutto dovrà andare sempre meglio. Che è necessario e ineluttabile che tutto debba andar meglio. Perchè dovreste pensare diversamente? Da quando siete nati probabilmente è sempre stato così. Perchè dovrebbe cambiare proprio oggi?
Perchè allora rompersi la testa? Perchè farsi carico dei problemi degli altri? Perchè sindacare le scelte dei furbetti del paesino?Perchè arrabbiarsi se ti chiamano “coglione”? Perchè indignarsi se il diritto alla salute, al lavoro, alla cultura, alla vivibilità del tuo paese viene messo in discussione? Perchè stracciarsi le vesti se qualcuno ha voluto mettere le mani sulla tua città ?
Avete ragione ragazzi: “lasseghe far a quei altri”. Ciao.
aprile 5th, 2006 at 18:56
Rispondo a Marubio:
Sul fatto che io sia intelligente o sveglio…me lo domando ogni mattina allo specchio…ma temo che la risposta sia sempre negativa…
Ringrazio la mia famiglia x come mi ha allevato… forse troppe volte mi hanno messo il freno quando volevo “scoppiare”… ma mi è sempre stato ripetuto che il cervello viene prima dei muscoli…
Problemi economici… non posso certo lamentarmi (sarei un vero ipocrita se lo facessi) ma non posso negare che in alcuni frangenti della vita “familiare” abbiamo passato qualche periodo di “cinghia tirata”… ma cè chi sta molto molto peggio.
Su alcune cose però, mi tocca darti “contro”.
Non penso affatto che vada tutto bene, tanto meno che andrà .
Anzi l’Italia x come la vedo io è un paese che da un bel pezzo ha deciso di “implodere” su se stesso.
Perchè rompersi la testa? Sarebbe bello potersela rompere sapendo che quello che fai (magari poco) possa dare una spinta per migliorare il paese.
In tono ironico dici: perchè non indignarsi se i diritti vengono negati e calpestati.
Forse non mi crederai, ma non solo mi indigno…mi faccio il sangue amaro e m’incazzo tante di quelle volte che ormai in famiglia sono diventato il “contestatore”.
Ma alla fine ho aperto gli occhi e ho visto la cruda realtà .
Posso incavolarmi, protestare, far picchetti, slogan, sit-in, scioperi della fame, blocchi stradali ecc..ecc… per cosa?
Tanto i nostri amministratori i loro bei soldini li guadagnano comunque e se ne sbattono di quel che pensa “la tessera elettorale -Maci-”.
A partire dall’estrema destra e facendo il giro fino ad arrivare all’estrema sinistra.
Per la prima volta nella mia breve (ed insignificante) vita, ho deciso che non andrò a votare.
Perchè?
Semplice, perchè il mio diritto/dovere finirebbe sprecato, usato da uomini marci dentro che ogni giorno fanno tanti bei discorsi sull’uguaglianza, la libertà , lo stato sociale e tante altre cose, ed alla fine non fanno altro che dissanguare quasi 60milioni di persone (+ tutti gli immigrati).
Anche perchè ormai la lezione l’ho imparata abbastanza bene.
In una Repubblica delle Banane come la nostra, sei cittadino solo quando servono i voti, poi sei solo una stupida tessera elettorale.
Non votando lascio che siano altri a decidere per me. E’ vero, non mi sottraggo affatto a questo giudizio.
Ma posso fare altro?
Se tu credi che, in un paese come il nostro, il voto possa ancora essere la massima espressione della Democrazia, ti ammiro perchè io ormai non ci credo più da qualche tempo.
aprile 5th, 2006 at 20:43
Erano i primi anni 90. Tangentopoli, delitti “ecellenti” come quelli di Falcone e Borsellino..il caos. Ero in Inghilterra per imparare la lingua. Nella mia classe c’era una ragazza siciliana figlia di un giudice del Maxiprocesso. Parlavamo molto del nostro paese e ci vergognavamo soprattutto quando dovevamo parlarne con gli altri. Seguirono la ribellione popolare, il terremoto politico, Segni, il maggioritario, la speranza. Vana. Il sistema si è riorganizzato. Tutti, o quasi, si sono riciclati. Il potere è stato riconquistato dai soliti noti. Solite facce, solite simulazioni di scontro, soliti insulti, solita melma.
Capisco chi ha deciso di mollare. Ma si, lasciamoli fare. Tutto sommato si sopravvive lo stesso. E poi un po’ d’aria te la lasciano respirare. Persino quello che guadagni da Agosto in poi ti rimane per poterti comprare il pane.
Ma perchè non semplifichiamo ancora di più le cose? Basta con queste elezioni continue. Con questo spreco di denaro pubblico. Servirebbe un leader forte. Perchè non ripristinare la monarchia? Il papa mi proprio una brava persona. Ma si, e poi ho già tante cose a cui pensare. A proposito, il Milan cosa ha fatto ieri sera?
aprile 5th, 2006 at 22:14
Ho scoperto che l’incontro di venerdì scorso dal titolo Stato Laico e Liberale che si è tenuto a Jesolo è stato trasmesso ieri sera su Radio Radicale. Per ascoltarlo andate su “http://www.radioradicale.it/?q=riascolta/anno=2006+mese=4+giorno=4″ e cliccate su real o mp3 nella fascia oraria dalle 22:00 alle 23:00. Alle 22:11 partirà la registrazione dell’incontro. Forse scoprirete un’altra politica.
Buon Ascolto!
aprile 6th, 2006 at 11:51
Io non capisco.
Bisogna per forza avere avuto problemi economico/esistenziali per andare a votare. O servono piuttosto idee chiare?
Se uno pensa che il voto serva per risolvere i propri problemi è una banderuola che ascolta le promesse e ci si attacca come un ubriaco a un lampione (dove l’ho già sentita questa?). Nel mio caso, nella mia situazione, non ho mai creduto che un partito o un altro avrebbe potuto risollevarmi dalle mie magagne (certo che ho magagne, anche se non vivo nel 3° mondo) e, nonostante la mia proverbiale pigrizia, ho sempre dovuto arrangiarmi. Anche quando amici mi consigliavano di entrare in un partito per conoscere “la gente giusta”, quella con cui è facile trovare lavoro. Alla fine l’ho trovato da solo, il lavoro, e devo ringraziare 2 persone, di cui uno sono io e l’altra una amica vera ma mai nessun partito. Ma questa è un’ altra storia e andrà raccontata un’altra volta.
Il punto è che l’ Italia non si smentisce, “terra di santi e navigatori”. E la scelta cade tra un prete e uno che fa promesse da marinaio.
Con tutto il clamore che c’è intorno alle prossime elezioni, par-condicio, show TV a strafottere (neanche i più “veci” ricordano un elezione così discussa, nemmeno quando son stati mandati via i socilaisti o le elezioni di 5 anni fa) l’affluenza sarà comunque enorme. Un po’ mi dispiace non partecipare a un evento che si preannuncia storico. Ma, l’ho detto, non ho le idee chiare e piuttosto che sbagliare sto fermo.
Tanto son promesse da marinaio e scherzi da prete e quello che verrà deciso questo fine settimana potrebbe essere cancellato tra 5 anni.
Shalom
aprile 6th, 2006 at 12:00
Caro Maci, il voto non è la massima espressione della democrazia.Il voto è l’incipit della democrazia. E’ il minimo che si possa dare. Senza quello si torna al Medio Evo, al preilluminismo, al Re Sole o se preferisci al fascismo e allo stalinismo.
Democrazia è partecipazione.
Senza partecipazione la democrazia è un puro nominalismo.
Considerazioni come la tua stanno bene in bocca ai vecchi, rassegnati e stanchi, a chi ha già deciso di alzare bandiera bianca.
La tristezza della cosa è che mi sembra di capirti giovane e intelligente. Perchè sprecare queste due qualità incommensurabilmente grandi e non metterle invece al servizio del cambiamento? Perchè non unirti a chi magari condivide questo tuo pessimismo, o meglio questa voglia di migliorare le cose che mi sembra affiori nel tuo ragionare?
E’ meglio accendere una candela che imprecare al buio.
Ciao.
P.S. L’8 marzo scorso mi sono permesso di scrivere, tanto per dare un contributo iniziale a questo forum, una modestissima improvvisata considerazione sulla “politica”, che forse potrebbe essere utile per integrare le altrettranto modeste odierne osservazioni.
aprile 6th, 2006 at 14:13
>
_BEPPENSKIJ;-) e la musica ribelle con l’urlo nella pelle
aprile 6th, 2006 at 16:30
Marubio caro…è vero certe cose le dicono i vecchi,pensa come ci hanno ridotto le varie parti politiche.La verità e che per quelli come me,quelli come te..(credo…) per quelli come mia madre che è pensionata…per quelli come Maci…non è mai stato fatto nulla di concreto.Tu dici che bisogna votare,ed è giusto ma….se entrambe le parti sono deludenti…(è questo è un dato di fatto),tocca votare per il male minore?dimmi tu,non la trovi una cosa molto triste arrivare a questo?Perchè ti garantisco che siamo arrivati a questo…ma per accorgersene,ovviamente,non bisogna essere schierati….credo che se tre quarti della popolazione italiana non andasse a votare(uno sciopero del voto và …)bhè…questo sarebbe un segnale forte da mandare,no?e comunque te lo dice un “ragazzo giovane ed intelligente”…che….UN BEL BADIL IN MAN AD OGNIUNO DE LORI…DAI DAI… NO GHE FARE MAL PROPRIO PAR NIENT…E PAN E MORTADEA TUTTI I GIORNI!(scherzo…)ma rifletti su quello che ho detto….cioè che…se il film non mi piace…non sono obbligato a vederlo,di conseguenza non pago il biglietto..,
.grazie…..jordi.
aprile 6th, 2006 at 17:28
Interessante il dibattito che, partito da eps, è stato poi alimentato, e in modo anche ruvido… da marubio.
Che il voto sia l’incipit della democrazia, credo non lo metta in dubbio nessuno.
In teoria.
Che la democrazia sia partecipazione è altrettanto vero.
In teoria.
Dico in teoria perchè credo che oggi un ragionamento sulla democrazia e sulla democraticità sia non solo urgente ma anche assolutamente necessario.
Provo a dire la mia, in merito.
Nel momento in cui un cittadino vota, oggi, per questa o per quella parte politica, consegna una fetta del suo potere a qualcun’altro, di cui, penso, ha fiducia. Da quel momento egli DA’ mandato a qualcun’altro di rappresentarlo nell’ambito della società . Di solito questo atto non comporta alcuna forma di partecipazione nella gestione della polis. Se ne occupa il delegato, che poi dovrà rispondere all’elettore.
In teoria, ancora.
Questo è il modello astratto che Rousseau propone nel Contratto Sociale. Questo è lo schema formale a cui Marubio, se non sbaglio, si rifà .
Ma le cose non stanno proprio così, da qualche tempo.
Oggi un cittadino, quando vota, dà una delega politica ad una segreteria di partito, che poi, in assoluta ed arbitraria scelta, fa di quel voto quel che gli pare e piace.
La cinghia di trasmissione tra voto e partecipazione politica si è rotta da tempo, e tutti quelli che hanno fatto vita politica attiva, all’interno di questo o di quel partito, lo sa perfettamente.
La democrazia diretta, quella che garantisce il controllo reale del peso politico del voto non ESISTE più, oggi sicuramente meno di un tempo.
Lo si capisce dalla staticità degli organici dei partiti, sempre gli stessi uomini, che una volta raggiunta una posizione difficilmente la cedono, e da questa, come per volontà divina, proseguono per inerzia verso l’alto, anche se hanno dato segno di mediocrità e di poca competenza.
Questo, credo, Marubio e tutti noi lo sappiamo benissimo, solo che senza le speranze e le illusioni non si può vivere, come dicevano i romantici mazziniani, i veri titani della res-publica europea.
Oggi, nell’ambito della dittatura del consumo e della competitività globale, cosa possono significare valori, senz’altro positivi nella loro essenza, ma assai relativi nel loro peso, come il voto e la partecipazione, agli occhi dei più giovani?
Non sono forse valori da ri-fondare e ri-pensare?
Come può coesistere la democrazia con il totalitarismo della post-modernità , che assomiglia sempre di più al più oscuro dei medioevi, con le sue derive plebiscitarie, demagogiche e irrazionali?
Basta osservare i modi e le espressioni di questa campagna elettorale per capire quanto profondo sia l’abisso che si è creato tra ciò che si dice e ciò che si fa, abisso nel quale ogni giorno si perdono tante potenzialità , bloccate dalla ottusa e prepotente occupazione del potere dei soliti delegati, che purtroppo rispettano tutte le logiche, tranne quella di rimettere, puntualmente, in mano agli elettori il potere che da questi hanno ricevuto.
Se ragioniamo in questo modo, forse possiamo “capire” le espressioni neo-anziane di Maci e di Ostacized, anche se ho la netta sensazione che siano loro a percepire con maggiore chiarezza la decadenza realissima che la politica sta subendo, nei suoi valori profondi e nei suoi rapporti con chi , come l’economia, l’ha messa in secondo piano..
In questo senso, voto e partecipazione, vanno davvero ripensati. Sarà un lavoro difficilissimo.
Rodolfo
aprile 7th, 2006 at 10:09
Interessanti i punti di vista di tutti, ma devo dire con franchezza molto tristi. Credo infatti nelle critiche costruttive, non in quelle distruttive che portano poi alla rassegnazione se non al nichilismo. Vorrei ricordare che le forme di partecipazione democratica al governo si sono, ahimé, quasi sempre ottenute con la forza, dando cioè degli scossoni non indolori alla situazione esistente (vd. Rivoluzione Francese, Russa, Cinese, Resistenza ecc.). La forza fisica (alla quale spero non si sia obbligati ad arrivare) era preceduta e sostenuta dalla forza del pensiero, illuminista o marxista, di intellettuali che creavano poi delle correnti. Per venire ai giorni nostri, le più recenti conquiste civili (il suffragio universale, il voto alle donne, lo statuto dei lavoratori, la legge sul divorzio e sull’aborto, e molte altre) non si sarebbero ottenute senza una massiccia mobilitazione della società civile, non solo dei partiti. In Francia, proprio in questi giorni, milioni di persone (operai, pensionati, lavoratori, studenti) manifestano contro una legge perchè non condividono ciò che il governo da loro eletto ha deciso. Da noi abbiamo assistito alle peggiori nefandezze negli ultimi cinque anni senza battere ciglio. Quello che voglio dire, è che la società si fà dal basso, se i partiti esistenti non ci rappresentano, facciamone altri, reagiamo, facciamoci sentire. Ed è vero che quest’apatia è particolarmente preoccupante e desolante nei giovani perchè proprio in loro dovrebbero essere le maggiori energie di questo cambiamento. Non disertate l’unica occasione di partecipazione, e ricordiamoci tutti che i diritti non sono mai acquisiti per sempre e ogni tanto bisogna tornare in piazza per mantenerli!!!
aprile 7th, 2006 at 12:27
Ti do ragione Anto.
Ti do ragione su tutta la linea.
In teoria.
Ci parli di rivoluzioni, storiche, culturali, non violente, ecc. Ma con noi giovani (ostracized78 significa che son nato nel 1978, non che ho 78 anni. Se vi fossero dubbi) forse l’idea di rivoluzione non attecchisce più. Siam cresciuti nel mito del ’68 per vedere che i nostri genitori che avevano cambiato il mondo, erano stati all’isola di White, a Woodstock si son gradualmente imborghesiti. Con tali esempi, come posso credere che uno qualsiasi dei partiti presenti in Italia ora possa cambiare radicalmente qualcosa in meglio. Siamo i figli di una generazione sconfitta che, certo, ci ha provato ma allora torno alla frase detta da Homer Simpson a Bart: “Figliolo, hai provato e hai fallito. La lezione è, non provare mai.”
O forse le rivoluzioni iniziano quando tutto è dato per perduto e anche la Speranza comincia a essere cagionevole. E allora non stiamo tanto male, se dal basso si alzano poche voci ma nessun coro.
Ma dopo tanto pessimismo cosmico mi sento di difendere ancora la mia generazione, fatta di tanti che stanno a guardare al punto di sembrare un esercito di inebetiti. La nostra non è apatia, si chiama TANATOSI, la usano gli insetti quando sono in pericolo, fanno finta di essere morti.
Un grande, fermo, silenzio può far più baccano di mille comizi. Quando saremo pronti ci faremo sentire.
aprile 7th, 2006 at 14:01
Oh, bene. Questo argomento mi appassiona davvero. E’ quello che si dice un conflitto generazionale. Marubio e antoda una parte e ostracized maci e rodolfo dal’altra.
Non è più tempo di guardare alle rivoluzioni del passato, non ci sono più i presupposti per farle.
Una grande rivoluzione è in atto: la fine degli stati nazionali, la mondializzazione dell’economia e la presa del potere dell’informazione-persuasione, che è in mano a un ristrettissimo manipolo di persone. I partiti non sono altro che i portavoce di determinati interessi, le braccia che obbediscono, volontariamente o inconsapevolmente, a un nuovo ordine che, per ora, è quello dell’Usa-impero.
Anto dovrebbe, accanto alle tristezze dell’oggi che giustamente denuncia, dirci come nei fatti sia possibile una NUOVA rivoluzione, altrimenti è il suo ad essere un ragionamento tristissimo.
Secondo la dimensione politica dell’impegno va recuperata solo opponendosi all’imperativo: devi consumare per mandare avanti la società -civiltà .
La grande inversione di tendenza sta, secondo me, solo nel recupero del rapporto uomo-natura, nell’ambito delconcetto di
sviluppo sostenibile. Il mito del progresso infinito, inaugurato dalle scoperte scientifiche nel 600, e ideologizzato dall’illuminismo, ha creato una corsa folle verso l’esaurimento dell’energie della terra.
Occorre fermarsi e rivoluzionare i rapporti con l’ambiente, ridimensionando la quantità della vita in favore della qualità della vita stessa.
Per questo vado in piazza anche domani.
Andreina, classe 1976
aprile 7th, 2006 at 14:11
“Qui tacet neque negat neque utique fatetur”. Chi tace non dice niente.
Vorrei sbagliarmi, ma certe affermazioni più che la ricerca di una probabile soluzione, assomigliano ad una dichiarazione di impotenza e a un latente nichilismo. Sono affermazioni che riflettono la sensazione di non avere più le possibilità nè le capacità di intervenire sulla realtà . Sono affermazioni che riflettono un dolore esistenziale sincero, che non può essere risanato che attraverso la riscoperta della partecipazione e dell’impegno civile.
Impegno civile che non può ridursi all’espressione di un voto ogni 5 anni.
L’impegno civile e la democrazia non sono un pranzo di nozze.
La democrazia è sacrificio, è perseveranza, è attenzione militante,è controllo costante sull’operato di quel delegato di cui parlava Rodolfo.
Perchè è ingenuo ritenere che altri si candidino a risolvere i nostri problemi, che altri lavorino per noi al posto nostro, per liberarci delle nostre incapacità e delle nostre accidie.
E allora giovani di Jesolo, interessatevi, informatevi,organizzatevi; perchè qualcuno approfittando del vostro silenzio, sta rubando i vostri sogni e il vostro avvenire, che credetemi non sarà più così roseo come in passato.Perchè mentre tu fingi di essere morto, altri stanno facendo scelte IRREVERSIBILI, che trasformeranno la tua morte apparente, in morte vera
aprile 7th, 2006 at 15:41
Trasmettere i nostri pensieri in questo blog fa parte di una rivoluzione, anzi di un’azione.
Forse adesso le rivoluzioni, i cambiamenti si fanno attraverso i nuovi strumenti tecnologici ma anche andando in piazza a manifestare il nostro disagio.
E` la musica, la musica ribelle
che ti vibra nelle ossa
che ti entra nella pelle
che ti dice di uscire
che ti urla di cambiare
di mollare le menate
e di metterti a lottare
_BEPPENSKIJ;-) e la generazione X
aprile 7th, 2006 at 16:24
Naturalmente mi associo a marubio , ma del resto ci avete già collocati da una parte della barricata (scontro generazionale). Ad Andreina (che giovanissima comunque non è più) vorrei comunque dire che, nel mio piccolo, la mia parte la faccio e la mia indignazione per la vostra TANATOSI è proprio per questo. Se si verificherà un pericoloso ritorno nella storia del nostro paese, io non avrò, in coscienza, contribuito a crearlo. Rossana Rossanda (certo, una preistorica, ha fatto la Resistenza …), sostiene che il fascismo ha potuto prendere piede per colpa dei “grigi” cioè di tutti coloro che vivevano giorno per giorno dicendosi che “in fondo non si stava poi così male”. Meditate, gente, meditate …!
aprile 7th, 2006 at 17:02
“Quod nullum est, nullum producit effectum.” Ciò che è nullo non produce alcun effetto.
Il mio non-voto non recherà danni nè gioverà a nessuno. Me per primo.
Ma per parlare di avvenire roseo bisogna pensare a chi era giovane negli anni 50-60 e Jesolo era un Monopoly con grandi opportunità per quasi tutti. Magari si stringeva un po’ la cinghia ma ci si dava da fare e un pezzo di pagnotta a casa arrivava sempre. Chi poteva si apriva una bottega sua. Tutti si potevano comprar casa.
Noi a 30 anni dobbiamo restare nelle case che han potuto comprare i nostri genitori, se no ci tocca affrontare l’incubo dell’affitto o la tortura del mutuo.
Noi giovani stiamo diventando anacronistici e non solo qui, guarda in Francia. Chi non ha il lavoro fisso guarda con gli occhi del cane bastonato quelli che ce l’hanno. Invidiamo ancora gli statali!
Corollario a tutto ciò la situazione internazionale, l’entrata degli €uri e il turismo che è l’ombra di ciò che era anche 20 anni fa.
L’avvenire, i progetti per il futuro non vanno oltre il lunedì mattina.
Mi spiace dirtelo, Marubio ma se vengono a portarmi via i sogni è come se mi rubassero i debiti.
aprile 7th, 2006 at 17:39
Caro ostracized78, un aspirante suicida non avrebbe potuto esprimersi con minor entusiasmo…! Spero solo che tu stia passando un periodo particolarmente “down”. Capisco che fino a 20 anni fa le prospettive per i giovani erano diverse, ma sappi che comunque sono le difficoltà della vita che forgiano il carattere. I tuoi nonni non avranno fatto il mutuo, ma chissà quanti sacrifici per costruirsi la casa.
Tu non sei nulla e il tuo non-voto non rimarrà senza ricadute. Tu sei importante nella società e la tua voce dovrebbe farsi sentire.
aprile 7th, 2006 at 18:05
Faccio un fioretto:
Mi impegno a non straparlare più di argomenti che non capisco (come la politica, il calcio, le macchine, le donne, programmare un videoregistratore, etc.) nè per dire come la penso nè per esprimere dubbi sull’utilità di queste faccende.
In fede,
O.78
aprile 7th, 2006 at 20:26
Vabbè abbiamo capito che in Italia, se uno decide di fregarsene della politica, è per forza un suicida…eppure ci sono tante di quelle democrazie nel mondo dove la gente non dico che se ne freghi, ma non si spacca poi tanto la testa sopra…
Io ho detto la mia e dirò di più, visto che viviamo in democrazia.
Nel 2001 diedi la mia preferenza al Berlusca per un semplice motivo. Erano passati 5 anni di centro-sinistra ed erano cambiati 4 primi ministri…non si capiva mai chi era al governo e l’economia era gia all’epoca bella che in fase di cottura, ogni giorno si stava sempre sul chi va la perchè era diventata una moda far cadere i governi (x chi se ne fosse dimenticato ricordo il programma di satira televisiva “l’ottavo nano” che mostrava ironizzando lo stato del centro-sinistra)
Cosi ho pensato, visto che sono un povero mentecatto :”bè visto che credo nell’alternanza proviamo a dare la fiducia all’altro schieramento, chissà che non riesca a far meglio.”
Son passati 5 anni e mi rendo conto che le cose non sono affatto andate come mi aspettavo.
Sono profondamente deluso da questo governo ed ho deciso di non votarlo nuovamente. Ma al tempo stesso non darò la mia preferenza ad uno schieramento che a fatica riuscirà a passare la boa dei 12 mesi di governo.
E cosi decido che questa volta non voterò perchè ritengo che sarebbe una fotocopia del 2001 se non addirittura del 1996 o del 1994 o di chissà quanti altri governi che in Italia sono arrivati e se ne sono andati dopo poco.
Io francamente me ne sbatto dell’ideologia. Fascisti, Comunisti, Socialisti, Separatisti.. tutti pronti a spararsi a vista, concetti da XX secolo in piena guerra fredda dove la paranoia di massa per un pelo non ci ha cancellato tutti.
A me interessano i contenuti e fin qui abbiamo visto che alla fine non cambia nulla tra l’uno e l’altro.
Datemi una buona ragione per cambiare idea.
Qualcuno mi ha detto:”se vuoi poterti lamentare del governo, devi andare a votare”.
Ma scherziamo?!
Io non voglio lamentarmi, voglio i risultati!
Se cè una cosa che ho imparato in 29 anni è che per guadagnarsi la fiducia delle persone si deve sputare sangue, mentre per perderla basta un’attimo.
La mia fiducia nella politica andata a farsi friggere e non tornerà facilmente, a meno che Zapatero non venga in Italia a far il primo ministro.
Sono un suicida? Non credo, semplicemente vorrei che una volta tanto nella storia della Repubblica, vadano al governo persone degne di rappresentarla!
aprile 7th, 2006 at 21:15
Dedico questo messaggio ai nichilisti lamentosi.
Silvio Trentin. Ve lo ricordate? Quello della biblioteca di Jesolo.
Ho bazzicato a lungo da quelle parti diversi anni fa eppure solo da poco ho scoperto chi fosse Silvio Trentin. Trovate un sunto della sua biografia in http://www.jesolo.it/content.asp?L=1&IdMen=315.
Il 7 gennaio 1926 con queste poche righe si dimetteva da Ca’ Foscari dove insegnava diritto: «Ill.mo Signor direttore
ragioni d’ordine personale e soprattutto il dubbio (quasi direi la certezza) di non saper conciliare il rispetto delle mie più intime e salde convinzioni di studioso del diritto pubblico con l’osservanza dei nuovi doveri di funzionario che mi vengono imposti dalla legge 24 dic. 1925, n. 2.300, in questi giorni pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale, mi inducono a rassegnare le mie dimissioni da professore stabile presso codesto Istituto Superiore».
Seguì l’esilio in Francia e quasi vent’anni di antifascismo attivo. Se non fosse mancato nel 1944, probabilmente oggi il suo nome starebbe tra quelli dei padri costituenti.
Anche se non condivido alcune delle idee che sosteneva, gli sono grato, come lo sono a tutti quelli come lui, per quello che ha fatto anche per me.
Anche per onorare Silvio Trentin andrò a votare e farò una bella croce sulla Rosa.
aprile 8th, 2006 at 10:20
Maci, nel 2001, si è trovato in buona compagnia di quelli che pensavano, in buona fede, che colui che si presentava come un non-politico potesse dare una svolta al nostro paese. Non così sarebbe se invece desse fiducia al Berlusca anche dopo i disastrosi 5 anni che abbiamo passato. Quando hai citato Zapatero mi si sono illuminati gli occhi (tu non li vedi, ma credimi) perchè è vero che avremmo avuto bisogno di capi carismatici con programmi forti e innovativi. Purtroppo, coloro che secondo me avrebbero avuto più apprezzamento, Cofferati e Veltroni, hanno deciso di fare i sindaci e altri Zapatero non ne vedo in giro, né la sinistra ci tiene ad averne visto che potrebbero fare ombra su qualcuno. Noi siamo un paese strano, che manda i migliori cervelli all’estero, che distrugge i beni ambientali e culturali. Speriamo che la lezione del 1996 sia servita e che si riesca a governare. Del resto, c’è più coerenza nell’aver cambiato 4 governi in 5 anni che averne tenuto uno cambiando 10 ministri!
Per cambiare si deve ricominciare da qualcosa. Io credo che si sia raggiunto il punto più basso, non possiamo quindi che risalire. Dai il tuo voto al partito, anche piccolo, che più ti assomiglia, cerca di farlo crescere e magari diventerà grande e farà quello che vorresti fare tu. La democrazia funziona così. I paesi dove la politica non è tanto seguita (vd. USA) la democrazia è blindata da principi inderogabili che fanno sì che l’alternanza dei due schieramenti non cambi di moltissimo il governo del paese. Non così funziona nelle democrazie europee dove infatti c’è molta più partecipazione.
Insomma, non so cos’altro dirti per convincerti ad andare a votare, fallo per te, fallo per tutto ciò che di buono ha ancora il nostro paese.
aprile 8th, 2006 at 20:29
Non so come andrà a finire ma so cosa vorrei chiedere a quello che mi auguro sarà un nuovo Governo.
Una accurata gestione economica è fondamentale. Affidarsi alle fervide e geniali menti di tanti giovani economisti, capaci di focalizzare le reali necessità di un Paese alla deriva, senza promettere ciò che non si può mantenere e permettere ciò che nel piccolo si dice “il passo più lungo della gamba”.
A scuola una fantastica professoressa di geografia mi ha insegnato che l’agricoltura è alla base di una buona economia. Mi ha insegnato a “leggere” le cartine in modo da poter facilmente dedurre quale tipo di economia e di sviluppo possa esserci in una determinata zona. Le pianure, i monti, i laghi o i mari possono dirci molto. Vorrei che invece di investire nello studio del digitale terrestre o di qualsiasi altra forma di ricerca improduttiva per la collettività , qualcuno si prendesse l’onere di studiare la nostra carta geografica e indicare alle amministrazioni locali quali possono essere le possibilità di sviluppo del territorio ed incentivare ad esempio e soprattutto nel sud, le attività che con più probabilità potrebbero creare occupazione e quindi reddito. A questo punto la politica economica dovrà essere mirata alla costruzione di opere e strutture, incentivando l’imprenditoria locale affinché il progetto possa realizzarsi. Non sono la persona adatta né per conoscenze né per capacità ma non mi sembra proprio un’idea stupida. Abbiamo bisogno di una sorta di severo piano quinquennale e nel nostro caso, ho paura che quinquennale sia un po’ poco. E’ ora di finirla con la storia che gli italiani sono fantasiosi e si devo esprimere singolarmente a seconda di come gli gira. Dobbiamo iniziare a pensare all’insieme, al globale, andare tutti nella stessa direzione. Lavorare per costruire il benessere collettivo. Va benissimo incentivare l’iniziativa privata ma non quando paradossalmente si apre una fabbrica di sci a Viareggio. La fabbrica di sci la si apre a Belluno e a Viareggio una discoteca. Se l’imprenditore X vuole aprire la sua fabbrica di sci a Viareggio, non solo gli si negano gli incentivi ma gli si devono proprio negare i permessi.
Non ritengo che allo stato attuale, la nostra possa essere una società proiettata al futuro. Credo che la fase di regressione che stiamo vivendo, debba prima di tutto essere riportata al punto zero. E di là si potrà programmare quello sviluppo che senza basi, equivarrebbe ad un salto nel vuoto. Il nostro Paese ha bisogno di essere ripulito dagli sperperi, dalle cattive gestioni del patrimonio. Non posso credere che noi lavoratori dipendenti e nel mio caso single, con le nostre trattenute Irpef pari a circa il 45% dello stipendio, andiamo a finanziare l’editoria privata e improbabili riviste tipo “L’aeronautica questa sconosciuta” mentre siamo obbligati a pagare settanta euro di ticket per fare le analisi del sangue o una qualsiasi visita medica. Non posso credere che l’Economist dica che siamo ad un passo dalla recessione economica pari a quella dell’Argentina. Non posso credere che un presidente del consiglio all’insediamento nel parlamento europeo abbia pesantemente offeso il deputato tedesco e che poi con un magistrale attacco di megalomania abbia sostenuto di essere parte lesa. Non posso credere che un presidente del consiglio nella stessa occasione abbia invitato i colleghi a visitare il nostro paese con parole più consone ad una guida turistica che, microfono alla mano, in piedi dentro al pullman descrive le bellezze artistiche di Roma e snocciola i numeri di monumenti e di siti archeologici presenti. Non posso credere che un esponente della maggioranza attualmente al potere nel nostro Paese, abbia sfoggiato, in un momento particolarmente delicato, una maglietta inneggiante alle famose vignette dissacranti su Maometto. Non posso credere che un presidente del consiglio si rivolga agli elettori dell’opposizione con l’aggettivo “coglioni”. Non posso credere che persone come Enzo Biagi, Michele Santoro, Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e Daniele Luttazzi, non possano più esprimere i loro pensieri davanti al grande pubblico e che invece, detto pubblico, debba inebetirsi con veline e calciatori, letterine, fattorie e fratelli. Non posso credere che si pensi a costruire un ponte sullo stretto di Messina quando certi luoghi, soprattutto nel sud dell’Italia, hanno strade da terzo mondo e per raggiungere una località a pochi chilometri di distanza, ci si impiegano delle ore. Non posso credere che nessuno vigili su Trenitalia, che l’Alitalia stia per fallire, che la Fiat è diventata la fabbrichetta dietro casa, che il precariato prevalga sulla stabilità , che al personale ospedaliero vengano imposti dei “tempari” per occuparsi dei malati, che i pazienti i alcuni casi devono portarsi il letto da casa. Non posso credere che solo tre, fra tutti i partiti presenti nel nostro parlamento, siano esenti dalla presenza di parlamentari e deputati incensurati. E soprattutto non posso credere che noi continueremo ad accettare tutto questo. Ecco cosa vorrei chiedere: programmi costruttivi, realistici, ripartendo con umiltà , dall’inizio. L’America può attendere. Noi invece, siamo vicini al punto di non ritorno.
aprile 8th, 2006 at 21:47
PER ANTO
Concordo con molte cose che hai detto. Sono daccordo in parte riguardo ai leaders carismatici che hai citato. In particolare Sergio Cofferati che in quanto a carisma ne ha da vendere, ricordo a questo proposito la manifestazione del marzo 2002 a Roma(Circo Massimo 3.000.000 di persone IO ERO PRESENTE) si parlava con molta enfasi a difesa dell’articolo 18 e per l’estensione dei diritti. Manifestazione memorabile quella che ancora conservo dentro di me come un momento alto di orgoglio personale e collettivo.
La doccia fredda arrivò di lì a pochi mesi quando di fronte ad una consultazione referendaria proprio sull’estensione di quei diritti, il signor Cofferati voltò le spalle a quel referendum e scomparve come un fantasma. Esito: referendum fallito per mancato quorum ma importante risultato (11.000.000 di SI all’estensione anche per le aziende con meno di quindici lavoratori). Non basta il carisma ci vuole un pò di coerenza in più per essere un leder.
aprile 8th, 2006 at 21:49
Dimenticavo andrò a votare da buon coglione.
aprile 9th, 2006 at 12:59
Mi sembra che questo “luogo” sia molto frequentato da “coglioni”.
Io sono tra quei “coglioni” che credono che l’intervento dello Stato debba essere il più limitato possibile. Specialmente in economia, meno ci mette le mani e meglio è. Deve garantire a tutti servizi come la sanità e l’educazione e deve far sì che la giustizia sia giusta e soprattutto che funzioni, ma deve essere snello e costare poco alla collettività .
Credo nel ruolo fondamentale del mercato e concordo con quella che è stata definita l’agenda Giavazzi: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Editoriali/2005/11_Novembre/26/giavazzi.shtml.
Dico questo perchè forse capisco la delusione di persone come Maci. Soprattutto a persone come lui dico che i Radical-Socialisti potrebbero dar risposta a certe attese tradite.
aprile 10th, 2006 at 11:44
Bandiera bianca.
Cedo.
Mi arrendo e vado a votare. Perchè c’è troppa gente che “pur di cambiare” è pronta a passare dalla padella alla brace. E non voglio essere loro complice.
aprile 11th, 2006 at 09:57
Rispondo a Carlotta…ci provo almeno dato che hai messo tanta di quella carne al fuoco che quasi quasi ci aggiungo il Cabernet…
Scherzi a parte…
Dunque i tuoi ragionamenti non fanno una piega, ma benchè li capisca e ne condivida alcuni (gestione occulata delle risorse, tagli agli sprechi ed incentivi laddove siano realmente necessari), dissento da alcuni altri…
1.Il benessere della collettività : Per quanto lo sogni anch’io ogni santo giorno, mi rendo conto che la cosa sia più un’utopia che una realtà realizzabile… anche se continuerò a dire fino allo sfinimento che noi Italia dovremmo imparare a gestire un paese guardando a molti esempi europei senza guardare sempre gli USA (che hanno i loro bei problemi…).
2.L’Italianità : Sul fatto che gli italiani siano menti brillanti non cè ombra di dubbio…il problema è che i nostri migliori cervelli si “accendono” quando escono dall’Italia perchè è solo all’estero che riescono ad ottenere i fondi necessari allo sviluppo delle idee…
Quella che tu dici “fantasiosità ” degli italiani non può esser fermata, anzi credo che dovrebbe esser aiutata in maniera seria..perchè solo cosi si “investirebbe sul futuro”.
3.La settorialità dell’economia su base geografica: Devo dissentire da te anche su questo. Non si può “obbligare” l’economia ad andare dove lo stato vuole.
Portavi l’esempio (non so se inventato o reale) della fabbrica di sci a Viareggio.
Non credo ci siano problemi ad aprirla li. Non dimenticarti che quella fabbrica da lavoro a molte persone e magari è anche una realtà importante nella zona…cosa accade se la obblighi a chiudere e spostarsi a Belluno? Ok, a Belluno ci saranno posti di lavoro in più, ma a Viareggio ci saranno famiglie che non riusciranno a sfamare i propri figli perchè disoccupati…e chi glielo spiega?
Un’esempio pratico?
I marchi Nordica e Tecnica. Uno stabilimento importante si trova a Trevignano (TV) circa 8km a sud di Montebelluna.. è piena pianura e in quello stabilimento lavorano centinaia di persone. Cosa accade se lo Stato obbligasse (attenzione che potrebbe esser scambiata x “dittatura”) lo stabilimento a chiudere e riaprire altrove?
Con i tempi che corrono l’azienda lo farebbe?
Il sindacato per primo (giustamente) opporrebbe resistenza perchè andrebbero persi centinaia di posti e ci sarebbe un’impoverimento generalizzato dell’area.
Tieni poi presente che non è cosi semplice spostare la produzione da “qui” a “li”…
Guarda cosa accadde all’ALFA ROMEO quando aprì lo stabilimento di Pomigliano d’Arco negli anni ’70.
Ok, vennero erogati incentivi statali, ma i Sindacati (in questo caso, a torto secondo me) obbligarono l’azienda ad assumere come “costruttori d’auto” gli stessi operai che avevano costuito lo stabilimento…hai idea di cosa significhi…?
Ne è nata l’Alfasud….è qui mi fermo sennò sto male…
4.Le figuracce del Berlusca…bè qui non cè nulla da commentare… lo stimo immensamente come Imprenditore…ma come Politico è al pari di un bambino viziato-permaloso che non accetta critiche…
5.I conduttori televisivi… Per onor di giustizia preciso che non è stato il Berlusca a “defenestrare” Beppe Grillo…
Grillo venne estromesso dalla TV ancora moolti anni fa…i primi segnali di estromissione (per sua stessa ammissione) iniziarono quando denunciò i misfatti politici durante gli anni ’80 della prima Repubblica.
X tutti gli altri… per Luttazzi non mi dispiace affatto, perchè alla fine (parer mio) faceva satira da quattro soldi.
Mi dispiace immensamente per uomini d’informazione come Biagi e Santoro.
Spero che possano tornare presto perchè in Tv se ne sente la mancanza…e personalmente ritengo Socci inadatto a far programmi d’informazione.
6.Alitalia, Trenitalia ecc..ecc..?
Credo che l’unica via percorribile sia la privatizzazione di Alitalia, infondo in Europa (che ripeto non è gli USA ed ha un sistema più vicino al nostro) compagnie aeree come Lufthansa e British Airways sono riuscite ad uscire dalla crisi con veri e propri piani di risanamento, Air France addirittura si è difesa “attaccando” il mercato…
Alitalia necessita di un vero piano di rilancio, non di fondi a pioggia…
Trenitalia come Alitalia, necessita una gestione seria ed occulata attenta agli sprechi. Ma intendo sprechi da tutte le parti, comprese quelle persone improduttive che vivono sulle spalle dei lavoratori veri.
Concludo dicendo che la via d’uscita dall’enorme crisi che ci attanaglia sia tutt’altro che semplice.
Il paese non può, come dici ripartire da Zero perchè nel mondo di oggi se ti fermi sei finito.
Dobbiamo riuscire a “riprendere” il “treno in corsa” e ciò sarà possibile solo se le forze politiche la smetteranno di litigare tra loro e cercheranno di lavorare x il paese…e non per le poltrone a Palazzo Chigi.
Per la cronaca… le elezioni x il momento danno un risultato incredibile…una sorta di Parità con lieve vittoria dell’Unione.
Ma in realtà non abbiamo un vero vincitore…
Come successo in Germania.
Li sono riusciti a dialogare tra schieramenti e creare un governo di Koalition…
E qui…? Non sarebbe forse ora di metter giu il “fucile della propaganda” da ambo le parti e imparare dai “Krucchi”?
Se ciò accadesse sarei una persona felicissima e potrei anche riprender fiducia nella politica….se accadesse…ma forse sogno troppo e non vivo in Germania…
P.s.: accetto commenti…anzi ne voglio!! ma civili x cortesia. Non risponderò alle offese.
aprile 11th, 2006 at 14:24
Maci, non posso che condividere quello che scrivi visto che ci confrontiamo spesso su queste e altre questioni.
Posso solo dire di essere molto preoccupato dell’esito di queste elezioni, perchè ci restituisce un’Italia esattamente divisa in due.
A prescindere dalle ideologie e dalle esperienze politiche che ogniuno di noi ha, penso che sia chiaro a tutti che chi andrà a governare (Unione) dovrà tenere conto (almeno moralmente) dell’altra metà d’Italia. Ne sarà capace?
Sono anche preoccupato del fatto che Prodi non ha un vero partito che lo sorregge tipo Margherita con Rutelli o DS con Fassino sarà cosi “forte” da non farsi schiaccare dai partiti della sua coalizione?
Quanto questa coalizione, alla luce del poco margine che ha sull’opposizione, può essere indipendente da quelle forze (tipo RC, Rosa n. p., Udeur ecc…) che pur avendo una piccola percentuale possono esercitare un peso molto forte?
Quanto il nuovo governo può essere “moderato” quando alcune componenti (RC, Rosa n.p., Udeur) hanno accenti molto estremi (sopratutto fra di loro) su molti punti del suo programma (Pacs, droghe, ecc..)?
Io sono preoccupato e voi?
aprile 11th, 2006 at 15:12
Eccoti servito con il mio commento. Allo stato attuale, il centrosinistra ha avuto definitivamente la maggioranza in entrambe le Camere e quindi ci si aspetta che governi, anche se personalmente credo che la maggioranza sia talmente esigua da essere spesso e volentieri preda di ricatti di piccoli gruppuscoli. Del resto, questo è quello che voleva Berlusconi, altro che “il paese che amo”, direi invece “dopo di me il diluvio”… Va da sè quindi che il livore che ha contraddistinto questi ultimi 5 anni non è da attribuirsi in parti uguali ai due schieramenti, ma uno dei due ha giocato e alimentato sempre questa divisione e questo disprezzo dell’ “altro” fino a definirlo coglione. Difficile quindi, stando così le cose, che nel nostro paese si pensi adesso ad una riappacificazione e ad un governo comune, specialmente laddove le leggi emanate andassero a ledere gli interessi di Berlusconi (cioè ovunque). Dalla lettura degli esiti elettorali, mi si è posta però subito una riflessione. Tutto il Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli), la parte più produttiva del paese, ma anche la più ricca, ha votato per il centro destra. A me sembra un vero snaturamento. Dove sono finiti gli “italiani brava gente”? Dov’è la memoria dei nostri vecchi che, fino a 50 anni fà e specialmente dal Veneto e dal Friuli, emigravano perchè qui c’era solo fame e miseria? Dov’è la solidarietà che dovrebbe dare coscienza della giustizia sociale? Davvero la maggioranza del nord guarda soltanto il proprio portafoglio, le tasse sulle seconde case, l’evasione fiscale garantita, il premio al più furbo della compagnia? Davvero così siamo diventati? Come si fà a votare per la destra che non vuole gli immigrati e poi tenerli in casa (magari in nero) per pulire il culo ai nostri vecchi? Se è così, c’è un declino ben più grave nel nostro paese a cui porre rimedio prima di quello economico ed è il declino morale. Temo che ci sia una lunga strada da percorrere …
aprile 11th, 2006 at 17:34
Mi permetto di dissentire, Anto.
Su molto che hai detto potrei chiudere anche tutt’e due gli occhi, ma su “gli italiani brava gente” proprio non posso tacere.
Questo mito auto-consolatorio che ci portiamo dietro da sempre per ricordare che non siamo cattivi, siamo buoni. E se qualcosa di sbagliato è stato fatto era per “il governo sbagliato – le amicizie sbagliate – autodifesa” o chissà quale altra scusa.
La lista delle atrocità commesse dagli italiani è lunga (prendo degli stralci da un commento sul libro “Italiani Brava Gente” di Angelo Del Boca):
“Negli anni che vanno dall’unità del nostro Paese alla fine della seconda guerra mondiale si sono verificati molti episodi nei quali gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili crudeltà . In genere le stragi sono state compiute da «uomini comuni», non particolarmente fanatici, non addestrati alle liquidazioni in massa. Uomini che hanno agito per spirito di disciplina, per emulazione o perché persuasi di essere nel giusto eliminando coloro che ritenevano «barbari» o «subumani». (…) : i massacri di intere popolazioni del meridione d’Italia durante la cosiddetta «guerra al brigantaggio»; l’edificazione nell’isola di Nocra, in Eritrea, di un sistema carcerario fra i più mostruosi; le rapine e gli eccidi compiuti in Cina nel corso della lotta ai boxers; le deportazioni in Italia di migliaia di libici dopo la «sanguinosa giornata» di Sciara Sciat; lo schiavismo applicato in Somalia lungo le rive dei grandi fiumi; la creazione nella Sirtica di quindici lager mortiferi per debellare la resistenza di Omar el-Mukhtà r in Cirenaica; l’impiego in Etiopia dell’iprite e di altre armi chimiche proibite per accellerare la resa delle armate del Negus; lo sterminio di duemila monaci e diaconi nella città conventuale di Debrà Libanòs; la consegna ai nazisti, da parte delle autorità fasciste di Salò, di migliaia di ebrei, votati a sicura morte.”
Certo, in buona parte, qui, si parla di periodi storici ben conosciuti per le atrocità . Ma quando ci pensiamo ci vengono sempre in mente i tedeschi, mai gli italiani.
Ma casi di crudeltà avvengono ogni giorno ad opera di questi “italiani brava gente”, dal marocchino pestato da un poliziotto e 2 carabinieri a Sassuolo(Comunque, per dovere di cronaca, Idrissi, la vittima del pestaggio, è finito in cella, condannato a 6 mesi per resistenza e lesioni n.d.a.). Anche fuori dall’Italia, come i 2 cinesi picchiati a sangue dai dirigenti italiani di una piccola azienda italiana in Cina (la DeCoro n.d.a.), e solo perchè avevano cercato di lamentarsi del taglio ai salari nell’ottobre 2005.
Per il resto si vedrà . Governo nuovo vita(ccia) nuova e non dico nient’altro. Vedremo se quella “brava personcina” di Prodi riesce a non far cadere il Governo.
aprile 11th, 2006 at 17:44
“la fretta è cattiva consigliera”, l’ho già detto. In chiusura volevo scrivere “Governo nuovo vita(ccia) VECCHIA” e non nuova.
aprile 12th, 2006 at 08:58
Scusa, Ostra, ma il mio “italiani brava gente” è virgolettato, vorrà pur dire qualcosa … Siamo il paese dove si difende la religione cattolica, ma si bestemmia come turchi, dove chi si erge a scudo per la famiglia è divorziato, dove le regole valgono se sono per gli altri, dove l’apparenza conta più della sostanza … Insomma, l’ipocrisia potrebbe entrare nella nostra bandiera …